La "Sick Building Syndrome", in italiano: "sindrome dell'edificio malato" è una manifestazione di malessere che coinvolge gli occupanti di un edificio, in relazione specificamente alla permanenza in quell'edificio. Il termine fu coniato il 1986 dall'OMS. Anche se non sembra, è problema molto comune e può avvenire sia nei luoghi di lavoro e sia nelle abitazioni. Perché occuparsene? Perché ha un impatto devastante sia di tipo fisico e sia di tipo psicologico sulla nostra vita e sulla vita dei nostri cari. Questo malessere può essere dovuto ad una moltitudine di fattori che influiscono in modo devastante sul comfort degli ambienti e addirittura portano ad un quadro sintomatologico, che non riguarda una singola persona, ma la maggior parte delle persone che vivono in quell'ambiente; parliamo ad esempio di: polveri, composti organici volativi, formaldeide, gas Radon, Legionella, acari, tossine, muffe alle pareti, campi elettromagnetici, rumore, amianto, fumo di tabacco o di legna, odori sgradevoli, ossidi di zolfo o azoto, monossido di carbonio o di elevata concentrazione di anidride carbonica. I sintomi sono per lo più di tipo respiratorio, cutaneo, di affaticamento, cefalea, riniti, sinusiti, e nei casi più gravi si può arrivare ad infezioni polmonari o addirittura al cancro. Il problema è che ce ne accorgiamo troppo tardi, perché purtroppo questi sintomi si sviluppano nel lungo periodo. Per chi vuole approfondire, consiglio il sito del Ministero della Salute:
http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=4404&area=indor&menu=salute
Purtroppo, ad oggi, non sono mai stati eseguiti specifici studi epidemiologici, ma secondo alcuni studi citati dal Ministero l'incidenza della Sick building syndrome è tra il 15% e il 50% degli edifici, nell'ambito dei luoghi di lavoro. E quindi rappresenta una criticità dall'impatto economico e sociale molto elevato, sebbene poco conosciuta. In ambito lavorativo, ovviamente, fluisce pesantemente sull'assenteismo e sulla qualità del lavoro. Purtroppo vivere o lavorare in un edificio che ci fa ammalare, pregiudica non solo la nostra salute fisica, ma anche quella psicologica. Quindi, cosa fare in una abitazione o in un ambiente di lavoro? Il primo passo è la misurazione. Se si avverte il malessere, ma non si sa a cosa è dovuto, è necessario procedere per esclusione. Quindi innanzitutto si valuta la qualità dell'aria, in un certo periodo temporale di osservazione. Per la valutazione si può prendere come riferimento, ad esempio, lo standard IAQ (Indoor Quality Air), che è un indice internazionale della qualità dell'aria. Poi successivamente occorre procedere con le misure specialistiche. Si consiglia di iniziare con gli inquinanti che generano le conseguenze più gravi, cioè il gas Radon e i campi elettromagnetici. Dal sopralluogo si può valutare se ci può essere una sospetta presenza di Amianto. Dopo di che, si può valutare, facendo il sopralluogo, le cause più probabili di disagio. Questo è frutto anche dell'esperienza del tecnico. Il secondo passo è la mitigazione o l'eliminazione delle cause. Come anticipato, per la maggior parte della cause, può essere risolto con la ventilazione naturale o con l'istallazione di apparecchi di ricambio d'aria automatici o in alcuni casi di semplici purificatori. A meno di casi particolarmente gravi, costa meno di quanto possiate pensare. Per chi è interessato, l'A2C si occupa dal 2008 di misurazione e bonifica, sia nei luoghi di lavoro e sia nelle abitazioni.
Per richieste preventivi, scrivere a: [email protected]
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