Show notes
L'aver perso la voce mi ha costretta ad una serie di riflessioni sulla voce.
TRASCRIZIONE [ENG translation below]
No, non avete sbagliato podcast, sono sempre io, Cristina Marras, e questi sono i miei tre minuti grezzi, e io sono ancora senza un filo di voce, oggi però, a differenza di ieri, il podcast non me lo faccio fare dall’intelligenza artificiale ma lo scrivo io su un foglio Word e poi me lo faccio leggere dal programma che trasforma il testo in voce.
Comincio col dire una banalità che più banale di così non si può, e cioè che sono proprio le cose più importanti quelle che diamo più per scontate, prendete me, io che con la voce ci lavoro raramente mi soffermo a riflettere su questo miracolo che è il modo in cui noi esseri umani emettiamo i suoni in modo così articolato che alla nostra voce possiamo farle fare anche le capriole se vogliamo.
Eppure non è la prima volta che mi capita di perdere la voce anzi prima mi succedeva molto più spesso, tanto che ero andata a farmi controllare da un otorinolaringoiatra che mi aveva infilato una sonda in gola per vedere che non ci fosse niente di grave – non vi dico lo schifo!
La voce è una cosa strana, stranissima che viene influenzata da un sacco di fattori esterni, avete presente il modo di dire “avere un nodo in gola” o anche “avere la voce strozzata”? perché la voce più di ogni altro elemento della nostra persona è in grado di rivelare informazioni sul nostro stato emotivo.
Avete presente quando vi basta sentire una persona cara, dall’altro lato del telefono, rispondere “Pronto?” e voi anche solo da quell’unica parola capite che c’è qualcosa che non va? E anche se la persona vi dice che non c’è niente il tono di voce vi dice esattamente il contrario, che poi se andate a riflettere e vi chiedete “Ma perché ho l’impressione che ci sia qualcosa che non va?” è veramente difficile spiegarlo a parole: è un’inflessione particolare un momento di pausa più lungo del solito prima di dire “Pronto?” a volte mi pare che perfino il silenzio lasciato dopo una parola sia in grado di trasmettere significati.
E comunque io sono qua, sono arrivata a poco più di 360 parole, so che per arrivare esattamente a 3 minuti devo scriverne circa 428.
Allora, cosa stavo dicendo? Sì dicevo che la voce è questa cosa strana che diamo veramente per scontata non ci fermiamo un attimo a riflettere quanto sia importante e – diciamocelo – pratica, sì parlare a voce è veramente pratico non vi dico che noia andare in giro con carta e penna per comunicare le cose importanti e non poter invece commentare su tutto il resto.
Ma la cosa più strana e che non mi riconosco io, così improvvisamente senza parole, non mi sento la stessa persona, e ora che sono senza voce mi rendo conto che io parlo molto anche quando sono da sola, sapete quando ad esempio mi cade qualcosa e dico “Oh, no!” oppure sento qualcosa di bello alla radio o in un podcast ed esclamo “Che bello!”.
Vogliamo poi mettere la rottura di dovermi alzare e andare nell’altra stanza per parlare con mio marito e di non poter più gridare stando comodamente seduta alla mia scrivania “Amore avresti voglia di preparare una tazza di the?”
TRANSLATION
No, you haven't got the wrong podcast, it's still me, Cristina Marras, and these are my three raw minutes, and I'm still without my voice, but today, unlike yesterday, I don't get the podcast done by artificial intelligence but I write it on a Word sheet and then I have it read by the program that transforms the text into voice.
I begin by saying a banality that cannot be more banal than this, and that is that it is precisely the most important things that we take most for granted, take me, I who work with my voice rarely pause to reflect on this miracle that is the way we human beings emit sounds in such an articulate way that we can even make our voice do somersaults...
TRASCRIZIONE [ENG translation below]
No, non avete sbagliato podcast, sono sempre io, Cristina Marras, e questi sono i miei tre minuti grezzi, e io sono ancora senza un filo di voce, oggi però, a differenza di ieri, il podcast non me lo faccio fare dall’intelligenza artificiale ma lo scrivo io su un foglio Word e poi me lo faccio leggere dal programma che trasforma il testo in voce.
Comincio col dire una banalità che più banale di così non si può, e cioè che sono proprio le cose più importanti quelle che diamo più per scontate, prendete me, io che con la voce ci lavoro raramente mi soffermo a riflettere su questo miracolo che è il modo in cui noi esseri umani emettiamo i suoni in modo così articolato che alla nostra voce possiamo farle fare anche le capriole se vogliamo.
Eppure non è la prima volta che mi capita di perdere la voce anzi prima mi succedeva molto più spesso, tanto che ero andata a farmi controllare da un otorinolaringoiatra che mi aveva infilato una sonda in gola per vedere che non ci fosse niente di grave – non vi dico lo schifo!
La voce è una cosa strana, stranissima che viene influenzata da un sacco di fattori esterni, avete presente il modo di dire “avere un nodo in gola” o anche “avere la voce strozzata”? perché la voce più di ogni altro elemento della nostra persona è in grado di rivelare informazioni sul nostro stato emotivo.
Avete presente quando vi basta sentire una persona cara, dall’altro lato del telefono, rispondere “Pronto?” e voi anche solo da quell’unica parola capite che c’è qualcosa che non va? E anche se la persona vi dice che non c’è niente il tono di voce vi dice esattamente il contrario, che poi se andate a riflettere e vi chiedete “Ma perché ho l’impressione che ci sia qualcosa che non va?” è veramente difficile spiegarlo a parole: è un’inflessione particolare un momento di pausa più lungo del solito prima di dire “Pronto?” a volte mi pare che perfino il silenzio lasciato dopo una parola sia in grado di trasmettere significati.
E comunque io sono qua, sono arrivata a poco più di 360 parole, so che per arrivare esattamente a 3 minuti devo scriverne circa 428.
Allora, cosa stavo dicendo? Sì dicevo che la voce è questa cosa strana che diamo veramente per scontata non ci fermiamo un attimo a riflettere quanto sia importante e – diciamocelo – pratica, sì parlare a voce è veramente pratico non vi dico che noia andare in giro con carta e penna per comunicare le cose importanti e non poter invece commentare su tutto il resto.
Ma la cosa più strana e che non mi riconosco io, così improvvisamente senza parole, non mi sento la stessa persona, e ora che sono senza voce mi rendo conto che io parlo molto anche quando sono da sola, sapete quando ad esempio mi cade qualcosa e dico “Oh, no!” oppure sento qualcosa di bello alla radio o in un podcast ed esclamo “Che bello!”.
Vogliamo poi mettere la rottura di dovermi alzare e andare nell’altra stanza per parlare con mio marito e di non poter più gridare stando comodamente seduta alla mia scrivania “Amore avresti voglia di preparare una tazza di the?”
TRANSLATION
No, you haven't got the wrong podcast, it's still me, Cristina Marras, and these are my three raw minutes, and I'm still without my voice, but today, unlike yesterday, I don't get the podcast done by artificial intelligence but I write it on a Word sheet and then I have it read by the program that transforms the text into voice.
I begin by saying a banality that cannot be more banal than this, and that is that it is precisely the most important things that we take most for granted, take me, I who work with my voice rarely pause to reflect on this miracle that is the way we human beings emit sounds in such an articulate way that we can even make our voice do somersaults...



